MGBRESCIA - 2007

Nati nel 2002, i B.H.I. scelgono sin da subito la strada dell’hard rock inedito; lungo la strada, tra cambi di formazione e di venature musicali, si assestano attorno al 2004 su una proposta progressiva e melodica abbastanza originale, rispetto ai canoni della scena bresciana. Oggi, dopo un lungo lavoro di cesello e di studio, si affacciano sulla scena con questo The Fugitive manifesto del loro far musica covato negli anni. Si tratta, ed è chiaro fin dalla prima manciata di secondi, di un disco vero e proprio, curato in ogni dettaglio, e pensato in ogni sua nota. Alla mente arriva subito e senza compromessi una musica che pesca a piene mani dalla scuola Dream Theater, sebbene il rischio della commemorazione del noto gruppo di Boston sia scongiurato dal profondo lavoro di studio e rielaborazione personale dei 5 bresciani.L’opener Starligt immerge subito l’ascoltatore in una matrice Dream Theater / Planet X evidentissima, dove ogni riff di chitarra si incastra con precisione matematica nelle melodie e nei tappeti della tastiera, supportati dall’accoppiata ritmica di basso e batteria che scandiscono con precisione metriche e controtempi. Black Island e la title track The Fugitive definiscono ulteriormente lo stile compositivo dei B.H.I., dove la fa da padrone la strumentalità del gruppo (mai banale, sempre curata, molto virtuosistica e talvolta cerebrale ma con gusto).
Ottima l'interpretazione chitarristica di Trust in the Morning (a mio parere il miglior pezzo del lotto, assieme alla title track), e le carichissima Hurry Up e Icarus of Time (che tornano su sentieri più hard rock, con la cara vecchia “cartella” di potenza pura, pur mantenendo la passione per lo strumento e la lunga dissertazione musicale).The Fugitive è un prodotto altamente professionale. I suoni curatissimi ed equilibrati, le parti strumentali dosate con attenzione e metodo, la vicinanza alla matrice hard-progressive e le divagazioni personali: tutto concorre ad un prodotto maturo che non può che lasciare soddisfatti sia in fans del genere che i neofiti. Tecnicamente i B.H.I. sono tutti all’altezza del proprio ruolo, sebbene la struttura dei brani premi e metta in evidenza al primo ascolto soprattutto chitarra e tastiera. Con l’abitudine si familiarizza anche con il lavoro di basso e batteria, semplici ma di sostanza. Nota personale alla voce, che riesce ad incastrarsi nei difficili stilemi del genere senza essere ripetitiva, monocorde e (diciamocelo) un filo “pallosa” come quella del ben più quotato James La Brie (che personalmente m’ammorba proprio). Molto curato il packaging del cd, anche se io preferisco quelli con tante informazioni e poche immagini.Formalmente e musicalmente impeccabile, The Fugitive forse sconta l’unico vero difetto dal punto di vista compositivo: tutti i brani portano il marchio B.H.I. ben impresso addosso, con sviluppi modulari abbastanza ripetitivi (intro melodico, botta distorta con riff monolitico, cantato, solo…) e una sonorità ripetuta che verso la fine del lavoro abbassa un po’ la soglia di attenzione. Ma se anche dopo due o tre canzoni lo stile risulta un po' ridondante non se ne cruccino i B.H.I.: s’è sentito di peggio nel pop piacione, non credo che questa debba essere la principale preoccupazione del loro hard-progressive.Concludendo, The Fugitive è un lavoro di assoluto valore discografico: direi che c'è da lustrarsi gli occhi. Ci sono tutti i crismi del genere. Forse manca un po' di varietà, ma il suono ed il corpo sono di prim’ordine. Direi un disco assolutamente da consigliare ai patiti di tutta italia; da avere per tutti i musicisti bresciani che vogliano ascoltare qualcosa di veramente buono prodotto dalla terra natia.

Voto: 82/100

The Fugitive suona come: Dream Theater, Planet X e tutto ciò che gravita attorno a musicisti del calibro di Portnoy, Petrucci, Myung,
La Brie, Rudess e Sherinian

 
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