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Ancora una volta resto basito dinanzi la straordinaria mobilità di Marco Vantini.Un giorno lo becchi con un gruppo e quello dopo te lo ritrovi nei Brainheartinfusion(nome di opinabile bellezza,invero).Ed anche in questo primo lavoro dei progster bresciani Marco non delude e costruisce linee melodiche gradevoli all’orecchio ed in grado di dare maggior enfasi a composizioni già validissime di loro.Se a tutto questo sommiamo la collaborazione,grafica,con Solingo e la perizia di Gabriele Barbi(mixerista del Blocco Musichall)si può facilmente desumere che l’esordio dei Brainheartinfusion non passerà inosservato ad orecchie attente.Certo,come in quasi tutti gli album prog la maggior difficoltà per l’utente medio è rappresentata da canzoni discretamente lunghe(6 minuti la media)e parecchio intricate nel loro evolversi.Tuttavia la bravura del quartetto ha permesso di far passare in secondo piano queste difficoltà presunte.La maggior parte delle creazioni ha un flavour delicato anche quando subentrano i riff molto rock e ben congeniati di Luca Bonometti.In alcune,come “Black island” e “Day by day”,l’aspetto della dolcezza è preponderante ma permane anche in arrangiamenti più aggressivi che magari tendono ad alleggerirsi un attimo in break o chorus(“The fugitive”).Forse questo aspetto particolare è dovuto anche al mancato utilizzo di un basso sostituito dalla Keyboard di Bigiali(eccellente il suo lavoro anche a livello di tappeti ed assoli).Altra peculiarità che gioca a favore dei bresciani è l’estrema bravura nella costruzione e pratica solistica.Keyboard e chitarra risultano spesso complementari e non danno la sensazione di distacco bensì di passione e tecnica oltrechè,e scusate se è poco,di gran gusto.A sostenere tutto questo bendiddio ci pensa la batteria dell’ottimo Andrea Dosseni.Tornando alla versatilità della voce di Vantini impossibile non citare la linea quasi pop di “Day by day” e contrapporla alla più malefica “Icarus of time”.Altra vittoria dei Brainheartinfusion è stata quella di far passare la bravura dei singoli strumentisti quasi in secondo piano davanti alla bellezza dei pezzi anche nelle parti più prog(ascoltare le sincopi di “Trust in the morning” per rendervi conto di cosa sto parlando oppure la strumentale “Hurry up”).Sicuramente c’è ancora qualche piccola,e trascurabilissima,pecca ma un lavoro così al primo colpo sfido chiunque a riuscire a farlo.

“Scream for the fans and for other one band”

 

 
BRAIN HEART INFUSION